Il benvenuto nel podere è un castagneto secolare. Gli alberi sono estremamente sofferenti ma ancora vivi e imponenti. Alcuni esemplari, seppur morti, continuano a troneggiare.

In un ambiente un po' magico non è strano avvistare un elfetto che si affaccia da una cavità.

Questa eroica quercia all’ingresso del podere rappresenta lo sforzo della natura di sopravvivere nonostante mille avversità.

Per il tronco che presenta, la sua posizione e la grande età stimata dovrebbe presentare una chioma molto più grande. Ma in questo punto dopo pochi centimetri di terreno comunque sabbioso e sterile si trova l’arenaria impenetrabile.

Inoltre mille rigonfiamenti testimoniano ferite di urti con macchine agricole e forse scaglie di bombe che hanno colpito la pianta. Lei sta lì, nonostante tutto, ed è divenuta il logo della mia azienda.

I bossi presenti nel podere sono tra le piante più antiche e imponenti. La lentezza di accrescimento fa valutare l’età di questi “cespuglioni” intorno al secolo. All’ingresso ci accoglie un esemplare che, trovando luce in tutte le direzioni, è particolarmente pieno e maestoso. Al suo interno e ai suoi piedi crescono molte delle piante spontanee della zona:

una quercia, specie abituata a dominare ma in questo caso prostrata

un olmo

una rosa canina,

un orniello,

una robinia, bellissimo albero che con la sua invadenza si fa un po' odiare

un... aiutatemi a identificare questo arbusto che assomiglia a un lentisco

Ho deciso di lasciarle stare dove sono, contenendole solo con regolari potature, a simboleggiare la varietà della natura e la continua lotta per la luce. Molti giardinieri le avrebbero estirpate per evitare la competizione con l’esemplare di bosso dominante: io credo invece che questa corte di paggetti esalti la maestosità del sovrano.

Il selciato è stato realizzato con le pietre che costituivano i muri del vecchio fabbricato.

Sono arenarie, essendo il terreno all'estremo occidentale del contrafforte pliocenico, che da Monte delle Formiche, diventa Monte Adone, Monte dei Frati, Rocca di Badolo, balzo dei Rossi e Rupe.

Una spiaggia di 5 milioni di anni fa, strapiena di fossili.

Molto più belle di porfido o tufo, no?

Un omaggio alla vecchia casa demolita, come la trave portante rimasta come “arredo”.

La vite maritata ad alberi è una efficiente ed elegante forma di allevamento utilizzata fin dai tempi degli etruschi.

Gli alberi vivi, invece che i pali, fanno da supporto alla vite. 
Forse per sbaglio, era presente una vita avvinghiata a un acero campestre che siamo riusciti a salvare nonostante i lavori di edilizia l'abbiano accerchiata.

Da sotto al Bosso spunta una Dafne laureola, non così rara, ma comunque una gradita presenza non così consueta.

Da un contorto tronco recuperato nel bosco, sbuca una fontana.

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Svettava un ciliegio al di sopra delle case.

Nel 2007 era già completamente disseccato, sembrerebbe in equilibrio precario.

Immagine non disponibile

Ma nel 2013 era ancora lì. Incredibile la branca principale, collegata ormai da pochi millimetri di legno secco, che in qualche modo rimane ancorata.

Nel 1970 il precedente proprietario aveva voluto salvare un acero campestre, ai tempi di qualche anno di età.

Oggi lo stesso acero è forse l'albero più arrampicato dell'Emilia Romagna: serve come primo approccio per impadronirsi delle tecniche di movimento in chioma per poi passare

alla quercia scuola, un bell esemplare dove si percepisce l'altezza guardando a valle, mentre gli spettatori da un punto più alto possono osservare i climber senza torcicolli.

Un'ultima occhiata al panorama. Le case torri, tipiche dell'appennino quattrocentesco, arricchiscono il paesaggio ornato dai calanchi, l'opposto geologico dell'arenaria, opposti che qui si incontrano.

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